Salvini e i giudici non eletti

Nei telegiornali di ieri sera grandi sparate demagogiche di Salvini contro i giudici non eletti per via della conferma della sentenza che prevede il sequestro dei conti correnti della Lega per l’appropriazione indebita di fondi pubblici (c.d. rimborsi elettorali) a suo tempo perpetrata da Umberto Bossi e dal suo tesoriere Francesco Belsito.

Salvini reagisce dicendo che i giudici non sono eletti da nessuno come, a suo tempo, faceva Berlusconi nella c.d. II Repubblica e come se l’elezione ad una carica pubblica dovesse autorizzare a commettere reati più o meno gravi. Il Vice-presidente del Consiglio ha dato un’altra prova della sua incompetenza e mancanza di cultura costituzionale. Non capisce o fa finta di non capire la logica della separazione dei poteri su cui si fonda lo Stato di diritto. Giudici e funzionari dello stato sono scelti per concorso pubblico per garantire competenza e imparzialità. Vedi art. 97 e 106 Cost.. Peraltro quest’ultimo prevede l’elezione dei giudici solo come eccezione ma forse Salvini non lo sa.

Ora se anche tutti i giudici fossero eletti sarebbe più alto il rischio di scegliere persone incompetenti e faziose perché anche per i giudici tenderebbero a prevalere le regole del c.d. mercato politico specialmente in un contesto sociale deteriorato dove non esistono i partiti strutturati di una volta che avevano tra i loro obiettivi principali quello di scegliere le persone più preparate per svolgere le funzioni pubbliche nelle assemblee rappresentative. Molti non si rendono conto che giudici e funzionari pubblici stanno sullo stesso livello funzionale: i primi applicano la legge per eccezione in seguito a ricorso; i funzionari pubblici l’applicano giorno per giorno e se incompetenti rischiano di compromettere i diritti e gli interessi legittimi dei cittadini.

Oggi in politica prevalgono i partiti personali o espressione di gruppi oligarchici che non garantiscono in alcun modo i cittadini elettori e il loro diritto ad avere un governo di competenti – come teorizzato da alcuni filosofi della politica. Prevale quindi la categoria dell’amico/nemico per cui i c.d. leader preferiscono scegliere i candidati al parlamento sulla base della fedeltà che non della competenza. L’utilizzo disinvolto e oltre misura dello spoils system in Italia ha peggiorato considerevolmente la situazione della pubblica amministrazione a tutti i livelli centrali e periferici, nel Parlamento nazionale, nei Consigli regionali, comunali, ecc..

Essere eletto in Parlamento richiederebbe grande esperienza in materia gestione e controllo delle politiche pubbliche correnti, alto senso di responsabilità, rispetto della Costituzione, conoscenza della giurisprudenza costituzionale in materia di conflitti di attribuzione, etica pubblica condivisa, ecc.. Qualità che sarebbero vieppiù necessarie a chi oltre ad essere eletto si trova a svolgere la funzione di Ministro degli Interni e Vice-presidente del Consiglio dei ministri.
Enzorus2020@gmail.com

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