Il Presidente Conte ridotto alle comunicazioni a mezzo stampa.

Non sono disponibile a rimanere a Palazzo Chigi per vivacchiare. O si va avanti con l’attuazione del contratto oppure mi dimetto – così il Presidente del Consiglio nella Conferenza stampa di ieri. Lo ha detto chiaramente ed è la sintesi che hanno ripreso molti commentatori. Altri hanno apprezzato il coraggio mostrato da Conte ma, a mio parere, il problema rimane il contratto, con i suoi obiettivi non convergenti e definiti in maniera sommaria, sottoscritto in stato di necessità da forze politiche ispirate da principi e sistemi valoriali diversi.  Conte non manca di festeggiare il 1° compleanno del governo giallo-verde che, a suo dire, ha suscitato da un lato entusiasmi e dall’altro, critiche e di cui lui ha svolto la funzione di garante. Ha respinto la critica della mancanza di legittimità democratica (di non essere un politico eletto) appigliandosi all’art. 95 Cost. che definisce il ruolo del Presidente del Consiglio e alla formula del giuramento che impegna tutti i membri del governo a servire gli interessi generali del Paese e in cui trova fondamento la sua legittimazione. Sintetizza i provvedimenti del primo anno come la fase 1 nella quale la priorità è andata all’assistenza dei ceti più deboli, dei cittadini smarriti e sfiduciati, alla lotta alla corruzione, allo scambio polito-mafioso (art. 416 cp), all’attuazione e/o implementazione delle leggi approvate, ad una più incisiva politica di integrazione degli immigrati. Ringrazia i gruppi parlamentari per la collaborazione prestata ed il lavoro svolto. Confessa che ha sottovalutato gli effetti della convivenza del governo con una campagna elettorale permanente – svolta specialmente dal suo Vice-presidente e ministro degli affari interni Salvini.

Nella fase 2, quella che comincerebbe ora, dice che il governo si impegnerà maggiormente sulla semplificazione del sistema legislativo, sul sostegno ai disabili; sulla (ennesima) riforma dei codici di procedura civile e penale; sulla sicurezza; sul decreto sblocca cantieri; su autonomia differenziata senza pregiudicare la questione sociale del Mezzogiorno; su una organica riforma fiscale; sulla giustizia tributaria; sui conflitti dio interesse; sulla manovra di politica economica che deve avere comunque un segno espansivo, sui conti pubblici che devono restare in equilibrio con le attuali regole salvo modifica; e tanti altri bellissimi progetti come quelli per il turismo, la valorizzazione del patrimonio artistico, l’università e la ricerca.

Conte è consapevole che le elezioni europee, da un lato, hanno confermato i partiti del governo giallo-verde ma, dall’altro, hanno prodotto un diverso consenso attorno ad essi. Stigmatizza l’eccesso di verbosità dei leader politici. Auspica un atteggiamento più costruttivo, maggiore impegno e fiducia e, soprattutto, più leale collaborazione che declina con una serie di esempi anche in negativo, in particolare, quello riguardante la indebita pubblicazione della bozza di lettera del MEF Tria alla Commissione europea.   Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano dell’assenza di una data di scadenza per la sua richiesta di chiarimento sulle intenzioni della maggioranza si mostra flessibile nel senso che non è questione di pochi giorni ma neanche di un rinvio sine die.

Molti, come ho detto, hanno apprezzato il coraggio di rispondere a mezzo stampa come hanno fatto sistematicamente i suoi azionisti di maggioranza. Secondo me, il vero problema resta il contratto di governo e i suoi obiettivi non convergenti. Anche la valorizzazione massima delle cose fatte nella prima fase mi sembra eccessiva perché si tratta di cose fatte a metà anche per la deleteria prassi adottata anche dal governo giallo-verde di strappare al Parlamento deleghe ampie da riempire successivamente con decreti legislativi tutti da formulare per non parlare dell’inaudita quanto illegittima prassi dei decreti legge “salvo intese”. Per non parlare di provvedimenti in grossa parte sbagliati come quota 100 e del reddito di cittadinanza.

Per le cose da fare la situazione è altrettanto problematica perché non basta indicare gli argomenti su cui legiferare. Ne commento solo alcuni per non dilungarmi troppo: riforma fiscale organica con annessa riforma della giustizia tributaria; semplificazione legislativa saggiamente senza i famigerati “falò” di Calderoli; prossima manovra di politica economica con o senza rispetto delle regole europee; decreti legge vari che vanno dallo sblocco dei cantieri, alla sicurezza, alla spinosa questione dell’autonomia differenziata. Tutte questioni molto complesse e delicate che richiederebbero la riscrittura seria ed approfondita del contratto di governo che finora non è stata fatta.

Giustamente sulla riforma fiscale Conte ha sposato la tesi del Governatore della B.d’I. Visco ma su questa non ci sono paletti fissi e condivisi neanche all’interno del governo. La riforma fiscale dei primi anni 70 arrivò dopo un decennio di studi ed elaborazioni. Quella di Reagan dei primi anni 80 arrivò dopo un intenso lavoro biennale di una commissione parlamentare bipartisan. Mancano le premesse fondamentali a livello nazionale, europeo ed internazionale con riguardo al mantenimento del principio della progressività, alla definizione della base imponibile, alla tassazione del nucleo familiare, all’ampiezza dei regimi forfettari e a quelli sostitutivi, nonché sulla tassazione dei patrimoni, sulle agevolazioni ed esenzioni, la disciplina della concorrenza fiscale dentro e fuori dell’Europa, ecc.… quello che sappiamo e possiamo dare per certo che Tria è costretto a continuare  con condoni, rottamazioni e fantasiosi recuperi di evasione nella disperata ricerca di coperture ad aumenti della spesa corrente o peggio ancora a fronte di irresponsabili promesse di taglio delle imposte per tutti (evasori compresi).

Anche sui provvedimenti di semplificazione legislative non vedo fondamento né concretezza se non si supera la prassi deleteria del governo presente e di quelli passati, secondo cui i problemi si risolvono riscrivendo leggi deleghe ampie e incerte con conseguente carico di decreti legislativi, regolamenti e circolari amministrative che rendono incomprensibile la nuova disciplina della materia persino agli addetti ai lavori: funzionari pubblici e giudici che sono chiamati ad applicarla. E perciò rimangono disapplicate ed inefficaci.

Sullo sblocca cantieri, si parla di moratoria della legislazione sugli appalti. il Presidente dell’Anac Cantone ha già preavvisato il governo circa i forti rischi di una escalation dei fatti corruttivi di una simile misura in un contesto già infestato da simili fenomeni. L’azzeramento della disciplina ribadito anche oggi è esempio classico di come politici disinvolti intendono la semplificazione: niente leggi né regolamenti.

Con riguardo alle regole del Patto di stabilità e crescita come ritoccato nel 2011 Salvini vanta l’accresciuto appoggio dei suoi elettori e la testa più dura dei burocrati di Bruxelles. A parte il fatto non secondario che il governo giallo-verde non ha precisato come intende modificarle, neanche Conte sembra consapevole che per modificare suddette regole servono in media 2-3 anni di tempo e che il governo italiano è del tutto isolato. L’orizzonte quindi si sposta al 2021-22 se non dopo. Sempreché i due galli nel pollaio riuscissero a contenere la loro verbosità e a studiare i complessi fascicoli delle questioni europee.

@enzorus2020         

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