Ingannevole il trionfalismo sull’accordo raggiunto nel recente Consiglio europeo.

 

Continuano i “festeggiamenti” per l’importante accordo raggiunto nel Consiglio straordinario del 17-21/07/20. Nella retorica trionfalistica di molti esponenti della maggioranza si attribuisce all’accordo portata storica. Personalmente ci vedo poco di storico. È storica la decisione di autorizzare la Commissione ad indebitarsi accedendo direttamente ai mercati finanziari emettendo nuovi eurobond. A ben riflettere, c’è il precedente del Meccanismo europeo di stabilità di dieci anni fa ma sappiamo che in Italia parlare del MES è un tabù. Inoltre alcuni ti fanno notare che la governance del MES è frutto di un Trattato intergovernativo ma questo per un economista è un problema secondario e formale.  In fatto quello che conta è che è l’Unione che emette eurobond. Nel caso del MES, i prestiti erano e sono destinati a sostenere i Paesi membri che avevano perso l’accesso diretto ai mercati. Il MES si occupa prevalentemente di stabilizzazione finanziaria con il Piano di rilancio la Commissione si occuperebbe di stabilizzazione del ciclo economico, alias, di contrasto della recessione conseguente alla Pandemia. Perché – al di là del meritorio lavoro svolto dal Presidente Conte in sede di negoziato con i c.d. Paesi frugali – non accetto la retorica trionfalistica del Piano di rilancio? Perché al di là della controversia sulla composizione del Fondo tra trasferimenti a fondo perduto e prestiti i “vincitori” ingannano i rispettivi elettorati non spiegando che i trasferimenti a fondo perduto non sono donazioni dai paesi ricchi a quelli meno ricchi. Questi ultimi – e in particolare l’Italia che contribuisce più di quanto ottiene di ritorno – dovrà contribuire di più per finanziare il Quadro finanziario poliennale che a sua volta dovrà finanziare il servizio sul debito pubblico acceso a questo scopo. Quindi la controversia di cui sopra per i PM contributori netti è una questione di lana caprina.  Anche i PM c.d. frugali avrebbero dovuto contribuire di più ma grazie alla meschina battaglia che hanno condotto essi hanno ottenuto anticipatamente uno sconto sulle loro contribuzioni al QFP. In altre parole hanno venduto il loro consenso o si sono lasciati comprare per alcune centinaia di milioni di euro. Prima del vertice ho sostenuto che il governo italiano faceva accattonaggio nella UE. Dopo il Vertice possiamo dire che anche i paesi c.d. frugali non si sono comportati meglio.

Tornando ora alle questioni di sostanza, osservo che neanche dopo il vertice che si è chiuso con un comunicato finale di 68 pagine, non vedo alcuna seria indagine sui fabbisogni: a) per un adeguato contrasto della grave recessione in cui siamo entrati; b) per la conversione ecologica dell’economia e lo sviluppo sostenibile; c) per la digitalizzazione dell’economia e la formazione permanente che essa comporta; d) per un piano di infrastrutture europee materiai e immateriali;  e) per misure concrete di lotta alle crescenti disuguaglianze e povertà nei diversi PM; f) per trasferimenti a fondo perduto (borse di studio, alias, investimenti nel capitale umano) per creare vere scuole e università europee ristrutturando quelle nazionali esistenti; ecc.  Se non ci sono stime attendibili sui fabbisogni e non ci sono piani poliennali per raggiungere gli ambiziosi obiettivi che la Commissione prevede per sé e per i PM, non si può dire se il Fondo concordato è sufficiente o meno. Con tutti i limiti di un confronto su dati macro tra USA e UE vediamo che gli stanziamenti del governo del primo paese fin qui ammontano a 3.500 miliardi di dollari e ora si cerca l’accordo con i Democratici per un provvedimento di altri mille miliardi di dollari mentre la Commissione prevede di spendere 750 miliardi di euro in quattro anni.  Senza considerare quello che le rispettive Banche centrali stanno facendo, è questa la differenza tra quello che può fare un vero e proprio governo federale e la Commissione europea – che con il rispetto dovuto mi sembra l’amministratore di un condominio condannato ad amministrare l’esistente, che non riconosce il valore aggiunto comune che può maturare investendo nel suo miglioramento.  Nella valutazione del Parlamento europeo si sottolinea il rischio che nel 2024 (fase intermedia del QFP) le risorse potrebbero risultare inferiori a quelle disponibili per il 2020 (punto 14). Ma questo non impedisce ai vari tromboni nazionali di fare propaganda ingannevole affermando che abbiamo  209 miliardi di euro a disposizione, che abbiamo le risorse per uscire dalla recessione ed entrare nel nuovo mondo. Questi signori evidentemente non hanno letto o fanno finta di ignorare la risoluzione del Parlamento europeo (23-07) sugli esiti del Vertice. Su 27 paragrafi, 23-24 esprimono aperte critiche o riserve sull’accordo raggiunto e, quindi, mi sento in buona compagnia e non isolato come mi capita spesso.

Non voglio sottovalutare l’importanza del risultato raggiunto in ritardo ma c’è da considerare il ridimensionamento al margine del QFP e meno che mai il raddoppio che aveva proposto la Commissione europea. In ogni caso, resta il fatto che il QFP non é un bilancio vero e proprio di un paese di media grandezza come l’Italia: 895,4 miliardi circa di pagamenti finali. È sfasato rispetto al ciclo politico; di dimensioni assolutamente inadeguate per contrastare una recessione grave come quella in cui siamo entrati e della quale non si vede nessuna luce in fondo al tunnel. Il bilancio dell’UE ammonta a 148 miliardi all’anno e, come afferma la Commissione in una sua pubblicazione annuale, “costa al cittadino medio meno di un caffè al giorno”. Certo con i 750 miliardi da spendere in 4 anni subirà un significativo aumento ma resta ancora ben lontano dal raggiungere la massa critica necessaria per contribuire in maniera significativa al contrasto di congiunture negative. Infatti è facile previsione che le risorse del piano di rilancio arriveranno gradualmente e lentamente per via dei tempi necessari per la selezione dei progetti da finanziare e le complesse procedure di approvazione. Sappiamo che se scoppia un incendio nel condominio è più facile spegnerlo se intervieni tempestivamente all’inizio non quando ha già distrutto metà degli appartamenti e tutte le suppellettili.  Molti non sembrano rendersi conto che siamo entrati in una recessione mondiale e la Pandemia sta nella fase espansiva su tre continenti del mondo e c’è chi teme una terza ondata in Cina.  La domanda mondiale rallenta e le recenti previsioni del FMI sono veramente allarmanti. E come se tutto questo non bastasse, aggiungo che nelle due ultime settimane il tasso di cambio tra euro e dollaro è passato 1,13 a 1,17. Non è un aumento sbalorditivo del cambio della moneta comune ma se questo trend dovesse confermarsi, c’è da preoccuparsi anche per le nostre esportazioni. A me sembra che non ci sia spazio per trionfalismi di sorta.

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