Ottimismo di maniera sull’accordo raggiunto dall’Eurogruppo

 

A me sembra infondato l’ottimismo delle autorità europee ed italiane per il compromesso raggiunto il 9 aprile all’interno dell’Eurogruppo dopo i continui rinvii e le sedute notturne e diurne. Vediamo in sintesi i risultati che eufemisticamente sono stati presentati come quattro pilastri.

In realtà abbiamo:

  1. un utilizzo limitato del MES. Ogni PM dell’eurozona potrà farvi ricorso solo per ricevere finanziamenti per coprire le spese straordinarie (dirette e indirette) provocate dalla crisi sanitaria nei limiti della percentuale con cui partecipa al capitale del fondo: l’Italia potrebbe richiedere prestiti per 36 miliardi.

Non si applicherebbe la condizionalità prevista per l’assistenza finanziaria ai fini del superamento di crisi asimmetriche che abbiano determinato la perdita dell’accesso ai mercati e/o la dubbia sostenibilità del suo debito pubblico.

 Con riguardo a questo primo pilastro bisogna considerare che la BCE ha il programma PEPP (pandemia emergence purchasing program). Naturalmente c’è un collegamento tra i due meccanismi per cui se i bond speciali emessi dal MES non fossero comperati da investitori istituzionali essi verrebbero comperati dalla BCE nell’ambito del programma generale di acquisti di titoli del debito pubblici e privati, coperti o scoperti di garanzia.

Conviene ricordare che in situazioni normali lo scopo di questi acquisti da parte della BCE è quello di calmierare i tassi di interesse ma, come sappiamo, questi in questa fase storica sono già bassi attorno allo zero per via della politica monetaria c.d. quantitative easing e, quindi, gli effetti di questi programmi sono marginali se non del tutto inefficaci.

Non ultimo va ricordato che nella tattica negoziale imposta al governo Conte dal M5S il MEF Gualtieri – secondo una pseudo intervista ricostruita da Federico Fubini su Corriere della Sera dell’11-04-2020 avrebbe motivato il rifiuto di accettare i bond emessi dal MES avrebbe detto: “ma quei crediti più facili del MES valgono meno di un quinto del fabbisogno di quest’anno dei grandi paesi europei”. Secondo me, questa incongrua valutazione è importante perché ci dice che più o meno il fabbisogno italiano di quest’anno salirebbe a 180 miliardi.

  • il secondo pilastro è il programma SURE che sarà dotato di 100 miliardi di € per il sostegno finanziario delle casse nazionali di integrazione guadagni venuti meno per via dell’aumento della disoccupazione. Anche qui si tratta di un prestito non di indennità europea complementare e/o a sostegno dei disoccupati dei PM come alcuni comunicatori tendono ad accreditare. 100 miliardi sembrano tanti ma sono pochi se uno pensa ad alcune previsioni sulla portata della recessione che si svilupperà a livello mondiale e, quindi, con ripercussioni pesanti sulle economie aperte. È probabile che i PM della UE che hanno sistemi sviluppati di assistenza ai disoccupati non chiederanno prestiti al SURE ma questo dipenderà dall’entità della disoccupazione. Alcuni parlano di 3-400 milioni di persone a livello mondiale che si confrontano con i 100 milioni in più di disoccupati provocati dalla crisi del 2008-09-   

 Noto l’ipocrisia della governance europea che non fa niente o poco  per promuovere la massima occupazione in tutti i PM ma ora viene fuori dicendoti: se non hai fondi sufficienti già stanziati nel bilancio di quest’anno, graziosamente, ti concedo un prestito per alleviare il disagio dei disoccupati.

3) il terzo pilastro consiste nell’aumento del fondo di garanzia per le obbligazioni della Banca europea degli investimenti a favore di imprese che chiedono prestiti alla Banca di cui si calcola un effetto leva relativamente alto. Ma se la recessione sarà delle dimensioni stimate dai centri studi e dalle società di rating detto aumento sarà probabilmente insufficiente. Ma il fondo potrà essere aumentato e bisogna ammettere che questo resta il pilastro relativamente più solido per finanziare l’economia.

4)   il quarto pilastro sarebbe la promessa di creare un Fondo in qualche modo agganciato al “bilancio”, rectius, Quadro finanziario poliennale (QFP)  dell’Unione da costituire in tempi indeterminati attesa l’impossibilità di farlo subito. Parlando a favore dell’utilizzo del MES il suo presidente Regling ha previsto un’attesa di tre anni. Da qui la mia proposta di ricorrere all’art. 311 del TFUE e di considerare gli eurobond come il metodo standard con cui qualsiasi governo degno di questo nome si procura le risorse per finanziare la crescita e lo sviluppo. Vedi mio post del 31 marzo. Il nodo non risolto in questo decennio passato è stato e resta il mancato coordinamento delle politiche di bilancio sottoposte alle regole restrittive del Patto di Stabilità ora finalmente sospeso.  È paradossale che si voglia solo agganciare il fondo Recovery plan a un QFP non ancora approvato e quandanche approvato potrebbe erogare i fondi a partire dalla Primavera dell’anno prossimo come ha notato Nadia Calvino MEF della Spagna e componente dell’Eurogruppo.

Qualcuno potrebbe obiettarmi che va bene così perché nel QFP potrebbero essere messe  le necessarie risorse aggiuntive ma queste risorse servono qui ed ora come giustamente sostiene il governo italiano.

Qualcuno inoltre ha scritto che parte delle risorse o tutte le risorse dei fondi per le politiche regionali all’interno della generale politica della coesione economica e sociale potrebbero essere stornate nel Recovery Plan. Sarebbe una decisione gravissima; rischierebbe di alimentare la non convergenza tra le regioni periferiche e quelle centrali dell’UE.

Ma il difetto gravissimo del Recovery Plan è anche un altro e cioè che è concepito come temporaneo e straordinario. Mentre la funzione allocativa e/o di finanziamento della crescita e dello sviluppo è ordinaria non straordinaria.  la tesi della temporaneità dello strumento sconta l’ipotesi che si possa uscire dalla recessione europea in tempi brevi. si tratta di un pio desiderio che non tiene conto di due fattori che si alimentano a vicenda. Se sarà recessione o addirittura depressione mondiale i tempi saranno necessariamente lunghi non solo per la sua diffusione ma anche per le risposte che i vari paesi dovranno dare. E analogamente se l’Eurozona non decide velocemente il nuovo soggetto che dovrà emettere i Recovery Bond, tanto più difficile sarà contrastare e/o uscire dalla recessione europea. Anche su questo punto c’è una valutazione di Gualtieri riportata da Fubini nella pseudo intervista citata. Resta invece in gran parte da cucinare il piatto principale: il Recovery Plan, il piano francese per la ripresa con varie integrazioni italiane. “se non c’è quello – aveva detto Gualtieri l’altra notte, riferendosi al comunicato dei ministri dell’Eurogruppo- per me non c’è niente”.

Più che quattro pilastri si tratta del vecchio tavolo a tre esili gambe uscito da Maastricht nel 1992 a cui si pensa di aggiungerne una quarta ma in tempi non previsti e come strumento temporaneo. Esaminati per sommi capi i quattro pilastri è una cosa è sempre più chiara: che si tratta di quattro modalità di prestare fondi ai PM in maggiore difficoltà; che i Recovery Bond di cui si parla non sono una via tortuosa per mutualizzare il debito pregresso che nessuno ha chiesto; che in Europa non ci sono pasti gratis e/o solidarietà; che alcuni governi dei PM non riescono a riconoscere i benefici comuni o il valore aggiunto europeo che una risposta rapida efficace alla crisi generebbe per tutti. Non siamo davanti ad una svolta e non mi aspetto niente di meglio dal Consiglio europeo del 23 aprile p.v.

                @enzorus2020

https://www.bancaditalia.it/compiti/polmon-garanzie/pspp/index.html

https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2020/04/09/remarks-by-mario-centeno-following-the-eurogroup-videoconference-of-9-april-2020/

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