Un’idea per fare arrivare presto gli aiuti alle famiglie e alle imprese.

Il compito di distribuire i bonus dei 600 euro alle partite IVA è stato affidato all’INPS. Quello di assicurare liquidità alle imprese in difficoltà è stato affidato alle banche com’era inevitabile atteso che in questo caso il governo si limita a garantire in diversa misura e a mezzo di enti diversi i crediti concessi dalle banche. l’Agenzia delle entrate (AdE) non c’entra niente né con i Bonus né con la distribuzione della liquidità. Specialmente con riguardo a questa seconda attività si prevedono fenomeni di corruzione e/o di distorsione anche di stampo mafioso, ma qual è il problema se ci sono le garanzie dello Stato? possono manifestarsi non pochi comportamenti di azzardo morale. Da ultimo con riguardo ai ritardi che si stanno verificando sia per istruire le pratiche da parte delle banche sia per chiedere la garanzia al Fondo Garanzia e alla SACE, guadagna terreno l’ipotesi che il governo debba assicurare  trasferimenti alle imprese anche a fondo perduto. Ma anche per questo strumento le velocità di attuazione dei provvedimenti è fondamentale allora non basta dire bisogna semplificare le procedure o prendersela genericamente con la burocrazia. Semplificare le procedure è necessario ma non sufficiente. Bisogna rivolgersi anche direttamente agli enti che più degli altri hanno i dati a loro diretta disposizione, cioè, all’AdE. Un esempio banale è che se la condizione per chiedere certi benefici serve dimostrare la riduzione del fatturato, questo dato lo deve certificare l’amministrazione finanziaria; se serve anche alle banche qualche straccio di certificazione circa l’affidabilità dell’operatore, di nuovo, possono essere utilizzati alcuni dati a disposizione dell’AdE.

 Al riguardo ricordo che, negli anni scorsi, i vecchi studi di settore che all’interno di gruppi omogenei (cluster) aiutavano gli uffici finanziari a stimare i volumi d’affari prodotti e indirettamente i redditi imponibili, da alcuni anni, sono stati trasformati in indici di affidabilità fiscale, alias, di onesto adempimento dei doveri tributari. Secondo me, si tratta di un dato (una pagella) molto sensibile che andrebbe utilizzata e messa alla prova in una situazione drammatica come quella attuale. Ma nessuno ne parla.

 Secondo me, anche attraverso questi indici e gli altri dati fiscali ben più rilevanti, che INPS e banche non hanno, l’AdE avrebbe potuto svolgere meglio e più velocemente un lavoro di monitoraggio preventivo e/o contestuale sia nella distribuzione dei bonus, della liquidità e, ora, dell’eventuale trasferimento a fondo perduto. Peraltro l’AdE e la sua rete periferica di uffici finanziari collegati attraverso l’Anagrafe tributaria dispongono di un sistema informativo molto più grande ed efficiente che avrebbe potuto evitare i fenomeni di congestione che si sono verificati con l’INPS e con le banche.

Inspiegabilmente l’AdE è stata lasciata fuori da questi procedimenti come è stata lasciata fuori dalla lotta alla corruzione affidata all’ANAC solo in chiave di prevenzione.  In Italia abbiamo unificato nel ministero dell’economia e delle finanze la gestione della spese e delle entrate pubbliche ma i due comparti hanno sistemi informativi diversi. Recentemente in tema di contenzioso tributario è stata avanzata da parte della Corte dei Conti la proposta di avocare a sé il contenzioso tributario. Sono subito intervenuti grandi esperti e legislatori per respingere la proposta definendola non ortodossa come se controllo delle entrate e delle spese pubbliche non fossero i due lati inestricabili e sinergici dello stesso fenomeno finanziario pubblico. A molti digiuni di conoscenze economiche e finanziarie sfugge la sequenza fondamentale che caratterizza l’economia pubblica: bisogni pubblici, spese pubbliche per soddisfarli e strumenti vari per finanziare dette spese.

Non casualmente in questi giorni sono intervenuti anche diversi magistrati che temono anche interferenze mafiose nella gestione di detti fondi destinati ad alleviare i disagi economici conseguenti alla crisi sanitaria – per adesso.  Tra questi anche il Procuratore generale della Corte dei Conti della Regione Valle d’Aosta Massimiliano Abelli il quale afferma: “È possibile, se non probabile, che in questa peculiare situazione parte della liquidità che lo Stato immetterà nel sistema economico italiano finisca anche a chi non si è distinto in positivo, in passato, nel rapporto con i doveri fiscali cui tutti siamo tenuti. È possibile, se non probabile, cioè, che la ragion pratica finisca per (impossibilità materiale di fare in poco tempo diversamente) prevalere sulla ragione etica. Come potrà il Paese riuscire a digerire un boccone così amaro, anzi amarissimo?”. Ecco il mio punto: l’AdE in fatto ha tutti gli strumenti per evitare questa possibilità o non si verifiche o sia contenuta in limiti tollerabili ma non mi risulta che il governo l’abbia preso in seria considerazione.   Come al solito, in Italia si preferisce che la mano destra non sappia quello che fa la mano sinistra.

@enzorus2020

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