Arrivano al governo i primi nodi fiscali da sciogliere.

Con pervicacia degna di miglior causa l’ineffabile Matteo Salvini chiede la pace fiscale – rectius un condono – per milioni di contribuenti. La pace presuppone una guerra e/o una lotta tra due contendenti. In Italia non c’è una guerra del Fisco nei confronti dei contribuenti che non fanno il loro dovere. Se guerra c’è, è quella dei cittadini che resistono e non contribuiscono al finanziamento della spesa pubblica come prevedono gli art. 3 e 53 della Costituzione.

L’attuale Agenzia delle Entrate (di seguito Ade), negli ultimi decenni, non sta svolgendo alcuna seria lotta agli evasori e, a maggiore ragione, nell’ultimo anno di Pandemia, perché impegnata in altri compiti come la gestione dei contributi a fondo perduto e nella strategia di migliorare l’adempimento volontario dei contribuenti più riottosi.

Ad essere chiari la prospettata cancellazione automatica – se così passerà nel decreto di oggi – di 61,5 milioni di cartelle esattoriali relative a debiti d’imposta maturati tra il 2000 e il 2015 sino ad un valore di 5 mila euro comprensivo di imposte dovute, sanzioni e interessi per un valore complessivo di 70 dei 1.000 miliardi in magazzino sarebbe a mio giudizio, la presa d’atto dello sfascio del vecchio sistema della riscossione e ora anche dell’Ade che ora ha assorbito anche la riscossione attorno alla cui creazione si erano alimentate tante illusorie speranze. In ogni caso non vedo quali positivi effetti economici reali una tale misura possa avere una tale misura se non in termini psicologici.  Mi cancellano un vecchio debito che forse non avrei mai pagato, mi sento un po’ meglio: lieve riduzione della sofferenza per chi aveva difficoltà a pagarlo o inutile regalo per chi poteva pagarlo.

Non mi sfugge che, a causa della crisi economica collegata alla crisi sanitaria, ci sono soggetti di imposta che oggettivamente non sono in grado di pagare le imposte dovute ma questa condizione dovrebbe essere preventivamente accertata dall’Ade. In analogia con quanto si fa con altri cittadini che chiedono assistenza e ai quali viene richiesto di presentare l’ISEE.

Se questo è vero, allora eventuali misure di rinvio e/o cancellazione di milioni di cartelle esattoriali dovrebbero tener conto non solo della effettiva condizione patrimoniale dei soggetti che ne fanno domanda ma anche dell’indice di affidabilità fiscale dei soggetti di imposta. Certo questo comporta altro lavoro straordinario per l’Ade che si aggiunge a quello ordinario di accertamento delle imposte più recenti. Dubito che questa sia in grado di farlo con l’attuale carenza di personale e di volontà politica. Diciamola tutta: detta carenza di capacità operativa è una scelta politica e, in Italia, la gestione politicizzata dell’accertamento è ai massimi livelli.

Fare un condono in realtà comporta una doppia riduzione delle entrate del bilancio dell’operatore pubblico a tutti i livelli di governo: una parte per via del condono ed un’altra per via della riduzione dell’attività di accertamento delle nuove imposte.

Proporre di tagliare le entrate senza tagliare, preventivamente o contemporaneamente, la spesa pubblica è da irresponsabili in una fase in cui la Pandemia ci impone di spendere di più per i servizi sanitari, la scuola, l’Università, la ricerca, l’innovazione, i trasporti pubblici locali, ecc. Vedi il caso degli Stati Uniti con una economia in forte ripresa, il Presidente Biden si accinge a proporre un aumento delle imposte sui profitti delle società dal 21 al 28% e sui redditi di lavoro superiori ai 400 mila dollari con ritorno all’aliquota del 39,5%.

In Italia con una economia ancora in fase recessiva alcuni pensano addirittura di utilizzare parte dei fondi del PNRR per coprire temporaneamente la riduzione delle imposte – cosa non permessa dalle norme relative all’utilizzo di detti fondi.   Se in un modo o nell’altro si dovesse procedere in questa direzione, è chiaro che aumenterebbe ulteriormente il deficit pubblico. E senza un’adeguata riforma del Patto di stabilità e crescita (temporaneamente sospeso) ci esporremmo a probabili attacchi speculativi sul nostro grande debito pubblico. Lo ripeto: tagliare le entrate dei bilanci pubblici senza un recupero vero dell’evasione fiscale è una proposta irresponsabile, demagogica, populista. Una proposta diseducativa che nei termini proposti da Salvini (un tetto meramente quantitativo alle cartelle esattoriali emesse) non contribuisce a implementare la giustizia tributaria che resta parte essenziale della giustizia sociale. Probabilmente è solo uno dei prezzi che il governo Draghi deve pagare per avere la Lega nella sua compagine. 

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