Storie di ordinaria follia burocratica anche nel privato: il caso Aruba

Il ritornello neoliberista è che il pubblico è inefficiente mentre il privato è efficiente. Da anni pago un modesto canone ad Aruba per avere una casella PEC che utilizzo poche volte all’anno. Da ultimo ho avuto bisogno di scrivere una lettera certificata. Provo ad accedere alla mia casella e il sistema mi consiglia di modificare la PSW perché usurata, non del tutto sicura. Procedo al cambiamento, il sistema mi da l’OK ma quando provo ad accedere alla casella per scrivere la mia lettera il sistema mi risponde: identità e password errate. Il sistema mi invita a ritornare sulla procedura di cambio della PSW. Lo faccio ripetutamente anche in giorni diversi ma l’esito è sempre negativo: accesso negato perché identità e password sono errate. Il sistema mi consente di colloquiare in chat con un robot che si limita a rinviarti alla procedura di cambio della PSW. Analogo risultato se scrivi allo Staff Aruba ti inviano la stringa per seguire la stessa procedura. Il sito web di Aruba prevede in maniera mendace la possibilità di parlare con un operatore.  Ci provo diverse volte ma non riesco a parlare con alcuna persona fisica. Ti risponde una voce registrata che ti rinvia sempre alla procedura di cambio della password. Avanzo una ipotesi che mi è capitata in altri siti italiani: il continuo cambio della password dal sistema (nel caso il “cretino veloce” ) come un tentativo di entrare illegalmente nella casella e molti server fanno scattare una procedura di blocco dell’accesso. Non è possibile verificare tale ipotesi con Aruba perché nessuno ti risponde. In compenso Aruba mi invia il resoconto giornaliero del mio utilizzo della casella bloccata.  Questa è la efficienza di certe strutture private di cui fornirò altri esempi ancora più gravi. Credo che se Aruba continuerà solo con la comunicazione automatica con i suoi clienti prima o poi ne perderà una buona parte.

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