La riduzione del numero dei parlamentari va accantonata.

La riduzione del numero dei parlamentari, proposta dal M5S è una riforma vecchia che guarda al passato e non al futuro come dovrebbe. Visto che siamo inseriti e vogliamo restare nell’Unione Europea possiamo abrogare il Senato e, al limite, il Presidente della Repubblica. Devo precisare che da circa un quarto di secolo siamo coinvolti in un processo di trasformazione del nostro sistema istituzionale in senso federale, e la proposta è stata sempre quella di un Senato federale. Da circa 10 anni detto processo è bloccato per via della grande crisi economica e finanziaria che, anche negli Stati federali, di norma, impone un maggior ruolo del governo federale e quindi un processo di centralizzazione. Anche nella riforma Renzi c’era una chiara svolta centralista perché non avendo avuto il coraggio di mettersi contro la classe politica regionale e dei sindaci che è ben più numerosa e radicata di quella centrale attuale, in nome del superamento del bicameralismo paritario, aveva proposto qualcosa che non era un vero senato federale né un senato delle regioni ma un papocchio o una camera di serie B non eletta direttamente dai cittadini.

Vengo al mio punto centrale. Se l’Unione Europea, in fatto, è già uno stato federale in fieri e non può essere diversamente visto che abbiamo una moneta unica, una politica economica finanziaria centralizzata, e si sta avviando il discorso di una difesa comune come reazione alle prese di posizione del neo-presidente USA; se le costituzioni sono costruite per il futuro, bisognerebbe tener conto che nei sistemi federali veri e propri (Australia, Canada, USA, Svizzera) non ci sono seconde camere né presidenti della repubblica a livello sub-centrale. In un assetto istituzionale di stampo federale com’è quello europeo – in parte ancora da portare a compimento – la collocazione appropriata del Senato sarebbe al centro al posto dell’attuale Consiglio europeo che io considero il cancro delle istituzioni europee. Se si tiene conto di questi vincoli, la soluzione migliore sarebbe l’abrogazione totale del Senato e possibilmente una riduzione limitata del numero dei deputati. Dico limitata perché in Italia prevale la prassi secondo cui i problemi del paese si risolvono approvando una nuova legge e nel nostro paese si legifera cercando di prevedere tutte le fattispecie possibili. Missione impossibile in una società molto dinamica, nell’era della digitalizzazione e della globalizzazione.

La proposta del M5S è quindi mal concepita anche perché non prevede una clausola ragionevole della sua eventuale entrata in vigore (ad esempio nella legislazione successiva a quella in cui viene approvata). I parlamentari in carica per quanto scarsamente autonomi rispetto ai loro capi al governo, difficilmente accetteranno di suicidarsi. Sappiamo che il M5S alla democrazia rappresentativa preferisce quella diretta.

PS.: per maggiori approfondimenti sulla semplificazione del processo legislativo rinvio a un mio post del novembre 2016.

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