Possibile rinascimento di Roma

Francesco Delzio, Liberare Roma. Come ricostruire il “Sogno” della Città Eterna, Rubbettino, 2021.

Dal 2008 al 2016 il PIL di Roma ha avuto una contrazione del 15% rispetto al 9% a livello nazionale. Secondo l’Istat che considera un periodo più lungo (15 anni) il PIL della Capitale si è ridotto del 7,4 rispetto all’anno iniziale 2002. Il calo, in prima approssimazione, è dovuto alla flessione della produzione industriale e alla bassa produttività di un settore terziario tradizionale. Delzio parla di 12 anni di coma. A me sembra chiaro che il declino di Roma si inserisce in quello dell’Italia ed in particolare del suo Meridione.

Quello che impressiona di più è il divario tra il tenore di vita delle periferie e quello dei residenti del Centro storico, i Parioli e il Salario. Il c.d. social divide è uguale alle differenze nell’indice di sviluppo umano elaborato da una Commissione ONU per misurare il divario tra i Paesi ricchi e quelli di in via di sviluppo.

Nella graduatoria elaborata dalla Cresme, su 273 grandi agglomerati urbani europei Roma si classifica al 168mo posto. Al riguardo Delzio ci ricorda che le città globali tendono ad essere isole di crescita accelerata e che l’80% del PIL mondiale si produce nelle aree urbane.

Roma viene definita città vecchia, stanca, non innovativa. Mancano sedi di partecipazione. Eppure ci sono 15 Municipi, la rinata Provincia, la Città metropolitana. Sembra totalmente fallito il processo di decentramento. L’amministrazione capitolina aspetta una digitalizzazione funzionante. La Capitale, con le sue principali aziende municipali conta 50 mila dipendenti di cui ben 7 mila assistono familiari disabili ex legge n. 104/1992 che prevede tre giorni di permesso retribuito al mese. Delzio precisa che la percentuale di Roma “non é lontanamente confrontabile con quella che si registra in altre grandi città italiane” (p.27).

A Roma esiste una “emergenza giovani” un tema – afferma Delzio – che nessuno sembra voler denunciare, figuriamoci affrontare” (p.37). Nella fascia giovanile 15-24 anni la disoccupazione si colloca al 35%. I NEET sono molto numerosi: circa 130 mila nella classe tra 18 e 35 anni che non studiano, non lavorano non fanno formazione. Nell’ultimo decennio il loro numero è aumentato del 57% che si confronta con un incremento a livello nazionale del 20,3%.

Roma registra bassa occupazione di giovani laureati. Il cliché di Roma arretrata – secondo Delzio – è in parte smentito dalla presenza di molte start up che la colloca al 2° posto dopo Milano ma ho letto altrove che la mediana di dette imprese evidenzia un solo componente. La spesa pro-capite per investimenti si ragguaglia a 167 euro che si confronta con i 1.500 di Firenze e ii 1.600 euro di Milano.

L’AMA presenta un deficit di gestione molto alto perché non riesce a riscuotere molte delle sue bollette però aumenta le tariffe della Tari del 4% scaricandole su chi paga alla stessa stregua di quanto fanno le imprese del mercato libero dell’energia con gli oneri di sistema che sono le imposte ambientali non pagate per le forniture di gas ed energia elettrica.

Il vantaggio comparato di Roma resta il turismo con la voglia di visitare la Città eterna che interessa ogni anno decine di milioni di persone ma il turismo, da solo, non basta. Vedi Attilio Celant e Giorgio Alleva i quali sostengono che, per un motivo o per un altro, l’attentato alle due Torri (2001) la crisi finanziaria ed economica (2008-09) da venti anni il turismo mondiale è in crisi. Da ultimo è intervenuta la Pandemia. Se questa non ha assestato un colpo finale, è chiaro che i prossimi anni post Covid-19 non si prospettano del tutto favorevoli.     

Nel capitoletto della II parte La chance globale: la Capitale delle Bellezza” Delzio   sintetizza: “Roma non si definisce, non si programma, non si proietta. Non costruisce futuro ma si fa raccontare solo per il suo glorioso passato” – remoto aggiungo io. Roma è l’emblema della rendita immobiliare e di posizione. A p. 43 scrive di “simpatico parassitismo dei romani”.

Riprendo dalla quarta di copertina, Roma è prigioniera: a) della cattiva politica e della pessima amministrazione; b) dello stesso ruolo di Capitale senza lo status e i finanziamenti delle altre capitali europee; c) dell’inerzia della sua classe dirigente politica, sociale e culturale; d) di un sistema di rendite unico a livello globale che stordisce e rassicura i romani, ne raffredda gli animal spirits e blocca gli ascensori sociali. Tutto vero. Quale la proposta di Delzio manager di vertice in grandi aziende? La Carica dei 100 manager. È quello che ho sempre sostenuto anche se io mi riferivo e mi riferisco soprattutto al ceto politico. Serve una squadra che crei sinergie, una squadra capace di superare la resistenza di una burocrazia auto-referenziale che – come sostiene Delzio – si rifugia nel puro “gestionismo” e senso civico smarrito (p.19). Ma come si fa a creare squadre se non si modifica la legge per l’elezione diretta del sindaco che consegna tutti i poteri in mano del primo cittadino, se questi sceglie di sua iniziativa i componenti della giunta e se il Consiglio comunale non conta niente o quasi perché anche i suoi componenti sono nominati e se dovessero votare contro il Sindaco questi ha il potere di mandarli tutti a casa. Premetto che detta legge non è appropriata per la guida di grandi città. Può andare bene per comuni di piccola e media grandezza e ne abbiamo circa 7 mila. Ricordo il caso del Sindaco Marino costretto alle dimissioni dopo che il capo del Partito democratico romano Orfini aveva portato i consiglieri comunali PD da un notaio a firmare un atto che li impegnava, se necessario, a votare contro il sindaco in carica.  Delzio non si occupa della legge elettorale e confronta Roma per lo più con Milano. Ma i contesti sono del tutto diversi. Milano si confronta bene con altre città europee. Roma uscirebbe meglio dal confronto con alcune città del Medio Oriente e del Nord Africa.  Ben venga quindi la squadra dei 100 manager ma da sola non basta serve anche la modifica della legge elettorale che di certo ha assicurato stabilità ma non governabilità. Serve l’impegno e l’iniziativa politica della società civile, degli intellettuali, dei sindacati, della cittadinanza attiva, ecc.

Visto che ho citato Marino, non mi sembra inopportuno riprendere la sua osservazione secondo cui “tra gli aspiranti sindaco di Roma serve determinazione e l’umiltà di discutere con i cittadini i progetti che si vogliono portare avanti”. Di progetti per Roma l’ex sindaco ne individua cinque: trasporti locali, trattamento dei rifiuti, cultura, sicurezza e archeologia. L’indicazione di Marino è importante anche perché su Roma non mancano studi ed analisi interessanti di varia fonte.  Ma non ho visto né il Comune né la Regione organizzare un dibattito pubblico su di essi.  

Sui trasporti Marino denuncia lo squilibrio nella distribuzione del fondo nazionale trasporti che passa attraverso le Regioni. Nel 2014 la Regione Lazio ha destinato a Roma 140 milioni mentre la Regione Lombardia ha dato a Milano il doppio. Roma ha un territorio di 1.280 kmq., Milano 703. Certo nel Lazio la struttura del potere è cambiata. Non è più il Sindaco di Roma che comanda anche alla Regione ma giustamente l’opposto. Ma detta distribuzione dei fondi appare poco giustificata non solo in rapporto alla superficie. Chiunque conosce le due città  sa che i trasporti pubblici locali funzionano meglio a Milano.    

Nel momento in cui sembra prendere quota l’attività dei “partiti” e degli schieramenti politici per trovare un candidato la lettura del libro di Francesco Delzio è obbligata. Un libro pieno di dati interessanti e con osservazioni intelligenti che può aiutare il lettore a scegliere meglio tra i prossimi candidati a Sindaco di Roma.   

Alcune indicazioni bibliografiche:

Camilli A. Relazione del Presidente di Unindustria per il quadriennio 2020-2024, 30 settembre 2020;

Attilio Celant e Giorgio Allleva, “Turismo e sviluppo”, nel volume organizzato e promosso dal Master in Economia e Management del Turismo della Facoltà di economia, Sapienza Università di Roma: L’Italia. Il declino economico e la forza del turismo, Fattori di vulnerabilità e potenziale competitivo di un settore strategico, a cura di Attilio Celant e Maria Antonella Ferri, Marchesi, 2009;

Cresme, Roma 2040: per una nuova civitas, giugno 2019;

De Masi D., Roma 2030. Il destino della Capitale nel prossimo futuro, Einaudi, 2019;

 Federmanager, Università la Sapienza, Le prospettive di Roma Capitale alla luce delle tendenze in atto, gennaio 2020;

Lelo K., Monni S., Tomassi F., Le mappe della disuguaglianza, Donzelli, 2019;

Unindustria, The European House Ambrosetti, Roma futura 2030-2050: Masterplan, luglio 2018.

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