Anatema contro chi propone una imposta patrimoniale personale e progressiva.

La presentazione dell’emendamento Fratoianni-Orfini che propone una imposta patrimoniale ordinario ha scatenato un putiferio che non cessa di calmarsi. Il PD prende le distanze confermando di essere il partito dei laureati, degli intellettuali benpensanti, dei ricchi e delle classi agiate. La destra carica a testa bassa come il toro eccitato dal drappo rosso.  Molti reagiscono sostenendo che, da un lato, ci sono già delle imposte patrimoniali reali e, dall’altro, non è il momento giusto per razionalizzare la tassazione patrimoniale. E se non ora, quando?

Voglio ricordare due precedenti storici molto significativi. Il primo risale ad un secolo fa all’indomani della fine della Prima Guerra mondiale. Nel 1919 viene presentato il Progetto Meda che proponeva un’imposta ordinaria sul patrimonio che doveva accompagnare l’istituzione di un’imposta personale sul reddito delle persone fisiche. Quest’ultima al posto della imposta reale di ricchezza mobile. Nello stesso anno il Gov. Nitti riesce a fare approvare il R.D.L. 24-11-1919, n. 2169 per una imposta straordinaria per la quale si prevede una rateizzazione massima di 20 (poi ridotti a 10) anni e, quindi, in fatto, come se fosse stata una imposta ordinaria. Ricordo inoltre che nel 1923 viene introdotta dal Gov. Mussolini (Mifin A. De Stefani) la imposta complementare e progressiva sul reddito delle persone fisiche anche per integrare la ricchezza mobile con un supplemento di progressività e discriminazione qualitativa dei redditi vedi R.D. 30-12-1923 n. 3062.

Il secondo precedente legislativo risale al 1939 – all’inizio della seconda Guerra Mondiale – e al Ministro delle finanze Thaon De Revel che riesce a far approvare una legge che introduce l’Imposta generale sull’entrata (sugli scambi: IGE) e un’imposta ordinaria sul patrimonio con lo scopo fondamentale – teorizzato dagli economisti classici – di attuare la discriminazione qualitativa dei redditi tra quelli di lavoro e quelli di capitale, d’impresa, ecc..

Paradossalmente quest’ultima imposta incontra critiche e opposizioni in sede di Commissione economica dell’assemblea costituente. Di conseguenza l’imposta patrimoniale ordinaria che, nel frattempo, aveva assunto un ruolo significativo nel sistema tributario italiano viene riscattata – in fatto abrogata – a mezzo dell’imposta straordinaria prevista D.L. 19 marzo 1947 n. 143 con aliquote da svendita.

L’argomento dell’imposta patrimoniale è stato ripreso in sede di Commissione per lo studio della riforma tributaria degli anni 1960 ma esso viene accantonato “a causa delle difficoltà tecniche che avrebbe incontrato e dei gravi inconvenienti che avrebbe provocato”. Vedi V. De Nardo e R. Napolitano, La riforma tributaria, in Tributi aprile 1971: p. 27 che riportano opinioni e pareri precedenti espressi in sede ministeriale e parlamentare. 50 anni dopo lo stesso argomento viene propalato a iosa. Devo dire che con la riforma del 1971 fu introdotta l’imposta locale sui redditi ILOR con lo scopo di sostenere la discriminazione qualitativa dei redditi ma detta imposta fu contestata fortemente anche davanti alla Corte costituzionale e infine abrogata. Fu sostituita dall’IRAP che sta subendo la stessa sorte.

Una breve osservazione sull’argomento secondo cui l’introduzione di una imposta patrimoniale danneggerebbe la classe media. Il governo ha rinviato la riforma dell’Irpef al 2021 e, semmai approvata, per farla entrare in vigore nel 2022. Se il governo avesse veramente a cuore le sorti della classe media avrebbe dovuto procedere con l’abrogazione immediata del salto di imposta di 11 punti nell’aliquota marginale tra il secondo e terzo scaglione e, magari, introdurre qualche altro scaglione in alto con incremento dell’aliquota marginale massima. Altrettanto urgente è l’innalzamento delle soglie esenti dell’imposta di successione che produce gettito risibile (6-700 milioni l’anno) in uno dei Paesi più ricchi dell’Europa e del mondo.  Aumenta il debito pubblico e gli oneri del suo servizio ricadranno pesantemente sulle generazioni future. Scartate improbabili cancellazioni del debito servono imposte che assicurino risorse quanto meno per pagare il servizio del debito ed assicurare ai giovani una dotazione universale di capitale al raggiungimento della maggiore età. A livello internazionale, queste sono le proposte che vengono avanzate da più parti non solo da economisti e organizzazioni internazionali specializzate per combattere le crescenti diseguaglianze. Ma in Italia non se ne può discutere serenamente e consapevolmente.

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